La coltivazione della Canapa

Sommario

1. Note sulla coltivazione della canapa
2. I semi, le varietà
3. Rotazioni agrarie
4. Preparazione del letto di semina
5. Concimazione
6. Operazioni di semina
7. Sviluppo
8. Raccolta
9. Costi e ricavi della produzione agricola
10. Conclusioni


1. Note sulla coltivazione della canapa

Premessa

   Con queste note non abbiamo la pretesa di fornire informazioni complete ed esaustive dal punto di vista agronomico, scientifico, tecnico o economico, ma vorremmo dare indicazioni aggiornate e corrette sulla coltivazione della canapa, un po’ come si usava fare tempo addietro con la pubblicazione di manuali destinati agli agricoltori, di cui è un buon esempio “ La canapa” del Dott. Carlo Mariani (Vallardi ed., 1951) , pubblicato in un epoca in cui la canapa rivestiva un ruolo importante nell’economia agricola familiare e nella industria manifatturiera.

   Si rammenta spesso, anche con enfasi esagerata, che l’Italia era la seconda produttrice di canapa al mondo, omettendo di dire che in quei tempi, non così lontani, la produzione industriale, specie quella tessile, dipendeva ancora in gran parte dalle produzioni agricole (cotone, lana, canapa e lino), che non erano quindi state ancora sostituite dalle fibre sintetiche, derivate dal petrolio. All’epoca i trasporti non facilitavano l’importazione delle cosiddette “fibre esotiche”, juta, sisal, abaca, o della canapa cinese e russa; per di più la politica “autarchica” esaltava le virtù italiche della canapa e della ginestra, o si inventava il Lanital, derivato dalla caseina, per enfatizzare la resistenza all’embargo internazionale che impediva l’importazione di lana e cotone.

   Ma veniamo ad oggi. Già nel Dicembre 1998, insieme a Tommaso Madia, agronomo ed amico, ebbi modo di far stampare – “una semplice guida per gli agricoltori che desiderano coltivare canapa”- a cura di Assocanapa, che avevamo da poco costituito. Adesso riprendo ed aggiorno quelle note, che consiglio di integrare con la lettura di una bibliografia che troverete citata in allegato, in gran parte pubblicata in lingue straniere. Per quanto possibile nel corso del 2015 proverò quindi a tradurre passi o capitoli di alcune di queste pubblicazioni, come pure cercheremo di mettere in rete, integralmente i documenti che sono il risultato dei numerosi progetti di ricerca sulla canapa, delle tesi di laurea, che sono stati realizzati in Italia ed in Europa negli ultimi due decenni, ed i cui dati pare non siano conosciuti come merita.

2. I semi, le varietà

   La coltivazione della canapa è annuale, cioè si effettua in un ciclo breve, di 100 – 130 giorni, che inizia con la semina in pieno campo e termina con la falciatura, se si coltiva per la fibra, e la trebbiatura, se si vuole raccogliere anche il seme. Per questo la canapa è definita come un “seminativo”, al pari di grano e cereali in genere, mais, girasole, colza, ecc..

Domandiamoci allora: Da dove viene il seme che andiamo a mettere in campo?

   Le sementi da riproduzione provengono da coltivazioni specializzate, che devono garantire un alto grado di germinabilità, non inferiore all’80%, e la conformità della maggioranza delle piante alle caratteristiche specifiche della varietà dichiarata in etichetta. Il produttore infatti deve far controllare in Italia le colture ed il raccolto dal Centro di sperimentazione e certificazione delle sementi (CRA-SCS) , o da organismi analoghi all’estero, che rilasciano le etichette da apporre sulle confezioni in vendita. Non è quindi consentito riutilizzare le sementi ottenute da una coltivazione qualsiasi, per la semina dell’anno successivo, sia per motivi agronomici, la rispondenza delle coltivazioni ai caratteri genetici previsti, sia legali, come vedremo in seguito

Che seme si può e/o si deve utilizzare?

   Si può e si deve utilizzare quindi solo semente delle varietà ammesse alla coltivazione, quelle che sono state controllate nel tempo ed hanno un contenuto di THC inferiore allo 0,2 %. Nella dichiarazione di semina che ogni agricoltore consegna alle autorità di PS viene indicata la varietà coltivata ed ogni stato della UE in cui si coltiva canapa fa effettuare controlli a campione per monitorare la rispondenza delle varietà a questa caratteristica. Ad oggi, ad esempio, risulta che le varietà ammesse alla coltivazione in Germania hanno subito una limitazione, proprio a causa di controlli effettuati su una varietà polacca – Bialobrzeskie – ed una italiana – Carmagnola, che hanno ecceduto il limite consentito per due anni consecutivi.[1]

   A parte le limitazioni imposte dalle normative, ci sono limiti oggettivi alla disponibilità di semente certificata che si possono attribuire per lo più ad una o più delle cause seguenti:

1. scarsa o nulla attività riproduttiva. Cioè, la varietà è stata selezionata, esistono piccolissimi quantitativi nelle banche del seme, detti “ pre-base”, che vengono mantenuti in purezza, ma nessuno produce la cosiddetta “base” e da questa le sementi per gli agricoltori, R1 –R2.

2. Difficoltà nella riproduzione di grosse quantità di sementi. Data la conformazione stessa del seme, la raccolta viene effettuata generalmente con un intervento molto ridotto di mezzi meccanici e la lavorazione post raccolta viene spesso fatta manualmente.

3. Difficoltà nella commercializzazione. Di fronte alla richiesta di sementi di una data varietà, i riproduttori, che sono pochissimi in tutto il mondo, hanno bisogno di tempi molto lunghi, almeno 3-4 anni, per disporre dei quantitativi richiesti. Per questo i francesi, che sono da decenni i maggiori produttori di canapa al mondo, hanno messo a punto un sistema di programmazione agricola, gestito dal Consorzio Nazionale dei Canapicoltori [2], in base al quale viene organizzata la produzione delle sementi, a cura della Coop.Central Producteurs Semences Chanvre. La difficoltà a reperire sementi delle varietà volute nei quantitativi necessari determina dei prezzi decisamente alti, in paragone ad altri seminativi di colture industriali

4. Strategie di monopolio. Come accade troppo spesso, i costitutori e produttori di sementi determinano la disponibilità di sementi per mantenere alti i prezzi e governare la filiera produttiva a loro favore. In passato le varietà italiane erano molto richieste, oggi si trovano perlopiù varietà francesi, ungheresi, canadesi e ucraine. La selezione delle varietà di canapa in Italia non è mai cessata, condotta in esclusiva dall’ Istituto del Ministero per l’Agricoltura, ISCI (ora CRA-CIN), e ci sono alcune varietà monoiche che aspettano solo di essere moltiplicate.

Come faccio a scegliere la varietà che più conviene alla mia produzione ed alle mie terre?

   Le caratteristiche che determinano la scelta varietale sono soprattutto in funzione del tipo di produzione prevista e della qualità richiesta. Quando il prodotto principale è la paglia, quindi la fibra ed il canapulo, allora è utile avere un importante biomassa e/o alto contenuto in fibra; le varietà dioiche[3] sono allora più adatte (quelle marcate in blu nella tabella seguente); qualora si intenda invece produrre prevalentemente seme, sono da preferire le varietà monoiche[4] (quelle marcate in giallo nella tabella seguente), in cui tutte le piante portano seme, mentre le dioiche hanno un’alta percentuale di maschi improduttivi (40-45%).

Varietà Italiane

   Inoltre le varietà monoiche hanno uno sviluppo limitato in altezza, che facilita le operazioni di trebbiatura meccanica. Vengono poi considerazioni di carattere agronomico in relazione a l’epoca di semina e quindi di raccolta presunta e dipendenti dalla latitudine, dalle temperature medie della stagione, dalle risorse idriche del terreno. Infine le considerazioni tecniche, relative alle attrezzature disponibili in azienda per la semina e la raccolta, a l’accesso a strutture di prima trasformazione delle paglie e/o di condizionamento del seme.

3. Rotazioni agrarie

   la canapa era sempre inserita negli avvicendamenti colturali come coltura da rinnovo, cioè come prima coltura dopo un periodo di riposo, perché è dotata di un apparato radicale profondo ed è in grado di controllare le altre erbe infestanti lasciando il terreno pulito per la coltura successiva. Può anche succedere a se stessa, anche se normalmente veniva fatta precedere e/o succedere ad un cerale autunno-vernino. Il frumento si avvantaggia infatti della precessione a canapa come indicava il famoso agronomo Filippo Re nel 1806 (“metodo lucrosissimo e giudizioso che permette grandi raccolti di grano”) e come confermano rilievi e studi condotti fino ai nostri, ma anche la canapa sembra avvantaggiarsi dalla precessione di un cereale autunno-vernino .
Essendo la canapa particolarmente sensibile a diserbanti residuali (in particolare utilizzati su mais o pomodoro) e potendo essere danneggiata da parassiti quali Pythium, Sclerotinia e Piralide si deve evitare di coltivarla in successione a colture infestate da questi parassiti.

4. Preparazione del letto di semina

   La canapa cresce in diverse tipologie di terreni ma predilige quelli di medio impasto, profondi, freschi, non compattati, senza ristagno e ricchi di sostanza organica. Il letto di semina deve essere ben preparato, procedendo, in genere alle seguenti operazioni:
1. Aratura a circa 20-40 cm a seconda della natura dei terreni
2. Erpicatura (facoltativa)
3. Fresatura
4. Diserbo pre-semina (facoltativo)

5. Concimazione [5]

   La coltura della canapa veniva un tempo lautamente letamata ed ancora oggi la concimazione organica sarebbe di gran lunga preferibile perché, oltre ad apportare nutrienti nel suolo, migliora anche la struttura del terreno, evitando quindi l’asfissia radicale e permettendo alla radice fittonante della canapa di lavorare al meglio. Comunque, in termini di apporto chimico, alla canapa occorre il seguente contenuto

1. 100 kg/ha di N (azoto)
2. 50-70 kg/ha di P2O5
3. 50 kg/ha di K2O.

   La coltura è sensibile alla disponibilità di azoto e normalmente le colture scarsamente dotate si presentano ingiallite, con accrescimento stentato e disomogenee. Eccessi di azoto sono tuttavia negativi in quanto diminuiscono la quantità di fibra prodotta, aumentano la mortalità per effetto di un più intenso auto-diradamento ed accrescono le probabilità che la coltura si alletti in condizioni di forte vento.

   Tradizionalmente negli ambienti della pianura Padana la semina veniva effettuata alla fine dell’inverno (19 marzo, San Giuseppe). La temperatura minima di germinazione, 1°C, permette tuttavia di anticipare l’epoca di semina anche alla fine del mese di febbraio. Una emergenza rapida ed omogenea è garantita da una temperatura del terreno prossima ai 10°C.

   La densità di semina è particolarmente importante per poter ottenere una buona emergenza favorire lo sviluppo dello stelo della pianta e controllare le infestanti. Sono sufficienti quindi 40-50 kg/ha per ottenere una buona emergenza, steli di ottima qualità con un buon contenuto in fibra e buona produzione di seme.

6. Operazioni di semina [6]

1. Profondità: 2/3 cm
2. Interfila: 15-25 cm
3. Distanza del seme sulla fila: 5-8 cm

   Vengono normalmente impiegate seminatrici meccaniche, da grano, o seminatrici pneumatiche.

7. Sviluppo

   In 3-4 settimane la piantina già raggiunge i 30 cm d’altezza, copre subito l’interfila e, sopprimendo la luce alle infestanti, ne limita lo sviluppo. A seguire la canapa non necessita di alcuna cura colturale, ne diserbi, ne irrigazione.

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8. Raccolta

   La scelta del momento di raccolta varia secondo la tipologia di coltura per cui si e’ seminato, distinguendo tra produzioni da fibra / biomassa e raccolta prevalente di seme ad uso alimentare.

   Nel primo caso si raccoglie la pianta quando ha terminato la fase di accrescimento e si accinge alla fioritura (fine Luglio – inizio Agosto). Volendo ottenere la maggior quantità di biomassa possibile avremo a che fare con piante alte (2,5- 4 m.) e maggiore densità; occorre quindi sfalciare e tagliare gli steli in tronconi più piccoli, in modo che possano essere ranghinati essiccati ed imballati.

   Una variante specifica è quella destinata alla produzione di fibra lunga, in cui è importante mantenere una lunghezza adeguata dello stelo e deporlo in andana in senso ordinato. Le paglie verranno poi ranghinate, pressate ed imballate come meglio conviene in relazione alle lavorazioni successive.

   Per la raccolta dei semi invece si procede quando la maggioranza è matura, a seconda della varietà, a fine Agosto- inizio di Settembre per quelle precoci, a fine Settembre –Ottobre per quelle medio-tardive. Si impiegano le mietitrebbie convenzionali, meglio se hanno il battitore coassiale, con regolazioni specifiche ed adattamenti vari che impediscano l’avvolgimento delle fibre negli organi in movimento.

   È opportuno comunque adottare tecniche colturali che permettano di ottenere piante di altezza limitata, inferiore o pari a 2 m., perché la barra falciante della mietitrebbia non si può alzare molto e quindi si rischia di introdurre nella macchina una quantità eccessiva di paglia, che ingolfa tutto ed impedisce una trebbiatura adeguata del seme.

  Gli steli che restano in piedi dopo la mietitrebbiatura, come pure gli steli interi, possono essere trinciati in campo e raccolti, con la stessa tecnica che si impiega con il silo-mais. La macchina che trincia deve essere preparata per tagliare di netto gli steli fibrosi in piccoli pezzetti, che verranno poi depolverati e separati dalle fibre che si liberano nella cippatura. L’impianto di trattamento del cippato è molto contenuto nelle dimensioni e nei costi e può essere gestito nella versione mobile da un consorzio di produttori agricoli presso i centri di stoccaggio predisposti allo scopo.

   Il prodotto che ne deriva può essere impiegato tal quale, come si fa oggi con il canapulo, per essere miscelato alla calce e diventare così una malta isolante o un mattone prefabbricato.

   Un discorso a parte è d’obbligo per la raccolta finalizzata all’utilizzo delle foglie e dei fiori per l’estrazione di oli essenziali o per farne tisane. L’epoca di raccolta in questo caso è determinato dalla presenza di specifiche componenti che saranno estratte in corrente di vapore, nel caso degli oli essenziali, o con altre tecniche nel caso delle resine contenute nei tricomi, ricche di cannabinoidi.

   In questi casi si può fare anche una raccolta manuale, per selezionare bene il materiale vegetale da trasformare. Il percorso tecnico dalla raccolta all’estrazione è complesso, ma il valore aggiunto dei prodotti così ottenuti permette di sostenerne i costi. D’altronde non si parla di coltivazioni particolarmente estese e la meccanizzazione in questi casi è un’esigenza relativa. Si può pensare comunque di impiegare delle barre falcianti modificate per facilitare la prima fase della raccolta.

9. Costi e ricavi della produzione agricola

   Quanto si guadagna a coltivare canapa? La domanda sorge spontanea ed è più che legittima. La risposta, o meglio le risposte, non sono naturalmente scontate, ma è doveroso farci due conti, come sono usi a fare gli agricoltori, con i piedi ben piantati per terra e la faccia esposta a tutti i venti.

Iniziamo dal seme:

   Oggi dobbiamo importare sementi dall’estero, per ragioni che non staremo ad analizzare in questa sede, e la produzione è ancora manuale, quindi i costi sono alti ed il prezzo di vendita in Italia non è inferiore ai 5 €/kg.

   La quantità di seme ad ettaro non sarà inferiore a 40 kg/ha, per avere una densità di circa 100 piante al m2, quindi si spenderanno 200 €/ha + IVA (10%) = 220 €/ha + trasporti e consegna = 250 €/ha

La preparazione del terreno

   Ovviamente non si può stabilire una regola valida per tutti i tipi di suolo che andremo a coltivare, perché i costi dipendono dalla natura stessa del terreno (argilloso, sabbioso, limoso, ecc.), dalla giacitura (pianura, collina), dalla sistemazione agraria (superficie media delle parcelle, scoline, ecc.) e dall’uso che se ne è fatto in precedenza.

   Abbiamo quindi considerato le lavorazioni standard necessarie ad arare in superficie (max 20 cm) ed erpicare quanto basta ad affinare bene e preparare un letto di semina in cui le piantine possano germinare facilmente ed in modo omogeneo. La concimazione è necessaria se il terreno è molto sfruttato e sarebbe preferibile usare concime organico. Non serve diserbare il campo prima della semina perché la canapa vincerà la competizione con le infestanti, se solo gli diamo modo di crescere 15-20 cm molto rapidamente in un campo ben preparato. Una volta che la canapa ha superato il primo stadio di accrescimento ed ed ha messo giù il suo fittone. La guardiamo crescere, non c’è bisogno di irrigazione o trattamenti antiparassitari. Qualche dispiacere ce lo può dare la piralide, che infesta il mais, ma un attacco modesto non creerà danni di rilievo ed il fusto danneggiato non muore, ma in genere ricaccia due rami.

I costi di raccolta

   Nel nostro conto abbiamo considerato solo le produzioni agricole, seme e paglie, ma vedremo in appendice che il reddito più interessante si genera con la trasformazione del seme in olio e farine, delle paglie in canapulo e fibre.

La raccolta del seme a scopi alimentari

   Per far quadrare i conti dovremo necessariamente mandare le piante a seme ed attendere il momento giusto per trebbiare. Utilizzando le varietà precoci monoiche, che portano il seme su quasi tutte le piante, potremo in genere effettuare la raccolta nel mese di Settembre, se avremo seminato come si conviene ad inizio Aprile tempo permettendo.

   I semi di canapa hanno una maturazione scalare per cui è importante scegliere bene l’epoca del raccolto, per non perdere in campo i semi già maturi. Il risultato della mieti-trebbiatura dipende in gran parte da questa scelta ed insieme dalla regolazione e dall’uso della macchina. Abbiamo considerato una media di 8 q/ha, considerando che in Francia si ottengono in genere 10-12 q/ha, ma abbiamo visto anche risultati molto più ridotti, di 4-6 q/ha. Quindi possiamo dire che i risultati dipendono da 5 variabili:

1. qualità e preparazione del suolo
2. scelta della varietà
3. epoca di raccolta
4. efficienza delle macchine e perizia degli operatori
5. andamento climatico

La raccolta delle paglie

   Nella mieti-trebbiatura si asporta la cima dello stelo che porta il seme, lunga in media 50 cm. ; il resto degli steli che rimangono in piedi devono essere sfalciati , anche con una normale barra da fieno a lame oscillanti, quindi lasciati in campo ad essiccare ed infine vanno ranghinati, raccolti e pressati in balle rotonde o squadrate.

   Dall’accuratezza di queste lavorazioni dipende in gran parte l’esito delle successive fasi di lavorazione, la stigliatura, cioè la separazione del canapulo, dalle fibre. La qualità del prodotto finale dipende quindi anche dalla lavorazione agricola, non solo dal tipo e dall’efficienza delle macchine di stigliatura. Il valore del prodotto agricolo dipenderà anche in questo caso da come si lavora nelle fasi di raccolta. Se gli steli sono di grosso diametro, o vengono lasciati in campo a macerare troppo a lungo e sono infestati dalle muffe, le paglie saranno dunque deprezzate; se al contrario gli steli avranno un diametro medio di 10 mm., le fibre saranno morbide e giallo paglierino, il canapulo asciutto e con lume interno ridotto, il prezzo di acquisto sarà più alto. Assolutamente da evitare la pressatura di paglie troppo umide e la presenza di sassi, zolle di terra, plastiche, filanciani e fili di ferro.

Costi imputabili ad un ettaro coltivato

I ricavi del prodotto agricolo

   Quando i semi sono trattati come si conviene valgono a l’ingrosso 1500 €/t. se in agricoltura convenzionale, o 1800 €/t. se in regime biologico certificato. I semi in genere vengono venduti in sacchi da 20-25 kg, come la granella o in big-bag a perdere.

   La paglia di canapa avrà in media un valore di 150 €/tonnellata franco partenza. Quando si conferisce la paglia ad un trasformatore (stigliatura) in genere si fanno dei contratti di ritiro a calendario, come usa in tutta Europa e specie in Francia e Belgio, per il lino. Vuol dire che l’acquirente paga un premio di stoccaggio mensile a l’azienda agricola quando la giacenza supera i 3 mesi.

   La strategia che Toscanapa intende perseguire stravolge l’impostazione standard di questo sistema agro-industriale perché intendiamo portare macchinari di stigliatura/cippatura mobili nelle zone di produzione agricola, piazzandoli nei pressi di un centro di stoccaggio. Quando la riserva di materia prima sarà stata tutta lavorata, le macchine vengono trasportate in un altro centro di stoccaggio. In questo modo si dovrebbe limitare la circolazione di mezzi pesanti che trasportano le paglie, con benefici per l’ambiente e .. per le spese connesse, ed inoltre si possono costituire dei magazzini localizzati di prodotti , come il canapulo per l’edilizia, che altrimenti sarebbe troppo costoso consegnare a destinazione.

Sintesi dei ricavi della produzione agricola

   Non abbiamo calcolato tra i ricavi l’importo del premio PAC che è assimilato a quello degli altri seminativi, insieme al lino, come coltura da fibra.

   Questi risultati economici sono alla portata della maggior parte delle aziende agricole che operano in Italia, ma ci saranno differenze significative in più o in meno dipendenti dalle variabili a cui si accennava. Dovremo dunque studiare metodi produttivi specifici per le zone agricole svantaggiate ed adottare metodi alternativi di coltivazione e raccolta laddove sarà necessario.

   In generale possiamo dire che non è consigliabile coltivare piccoli e piccolissimi appezzamenti dove le macchine per trebbiare non hanno accesso. Suggeriamo a coloro che avessero in animo di utilizzare la canapa per usi specifici, come la fitoterapia, l’estrazione di oli essenziali, la produzione di birra alla canapa, la cosmesi, le tisane, in cui non necessitano quantità importanti di prodotto, ma una maggiore attenzione alla qualità, di prendere accordi con agricoltori che dispongono di ampie coltivazioni, acquistando il prodotto necessario (cime, infiorescenze, semi) presso di loro. Contribuiranno in questo modo a creare una reale economia della canapa e non dovranno impegnarsi in attività agricole, che spesso non sono alla loro portata, per ragioni oggettive.

Costi e ricavi della trasformazione del seme

   Dalla spremitura a freddo dei semi di canapa si ottiene olio e panello; il panello greggio si vende come integratore proteico per mangimi zootecnici (pollame e bovini); macinando e raffinando il panello si ottiene farina commestibile ad alto contenuto proteico per prodotti da forno ed integratori alimentari.

   Nel calcolo abbiamo considerato che le operazioni di trasformazione sono effettuate da un operatore esterno, un mulino. Nel caso che il produttore agricolo si voglia dotare in proprio, o in associazione con altri, di macchine da operare a livello aziendale, dovrà imputare nella tabella costi la somma dei costi variabili (energia motrice, imballaggi, trasporti, ecc.,) e dei costi fissi (ammortamento delle macchine, uso dell’ immobile/magazzino, stipendi e salari, ecc), dividendo il totale per la quantità di seme lavorato. Per calcolare i ricavi attesi basta imputare i costi aziendali come sopra.

Sintesi dei ricavi della trasformazione, confezionamento e vendita all’ingrosso del seme

   Naturalmente i ricavi indicati si riferiscono ad una vendita a l’ingrosso. Nel caso che il produttore /trasformatore voglia anche gestire in proprio la commercializzazione dei prodotti i costi ed i ricavi cambiano. Nei costi dovremo aggiungere le spese di marketing e distribuzione, magari quota parte dei costi di un punto vendita aziendale, ma i prezzi di vendita sono più alti ; di seguito riportiamo una tabella con i prezzi indicativi al dettaglio rilevati da Toscanapa da fonti varie, aggiornati a Gennaio 2014.

Costi e ricavi della trasformazione delle paglie

   Non essendo disponibile ancora una linea di stigliatura da cui ricavare i prodotti descritti come A – B

   Ci limitiamo a valutare i dati economici derivanti dalla trinciatura delle paglie, effettuata con macchinari di ridotte dimensioni che possono essere operati in campo, o, meglio, a fermo nei pressi dei luoghi di stoccaggio. Abbiamo preso in considerazione due opzioni produttive che corrispondono a due tecniche di coltivazione alternative : –

A. lavorazione delle paglie residue della mieti-trebbiatura = 8 tonnellate/ha. In questo caso la raccolta sarà tardiva e le varietà impiegate saranno monoiche, di taglia bassa. Il ricavo dei prodotti si aggiunge al ricavo dei semi

B. lavorazione delle paglie falciate in epoca di fioritura= 12 tonnellate/ha. In questo caso la raccolta avviene in estate piena, le varietà impiegate saranno dioiche, di taglia medio alta. Naturalmente non potremo contare sul ricavo dei semi.

Sintesi dei ricavi della trasformazione e vendita all’ingrosso del tranciato sfuso per ettaro coltivato.

10. Conclusioni

   I conti economici sono sempre un’astrazione e vanno poi verificati nelle realtà produttive, che sono molto diverse l’una dall’altra. I dati che abbiamo utilizzato sono derivati dalla conoscenza diretta di operatori del settore, italiani ed europei, e da numerose verifiche “sul campo”.

   Analizzando i risultati economici possiamo dunque dire che è senz’altro conveniente per l’operatore agricolo commercializzare un prodotto trasformato, anche all’ingrosso, piuttosto che limitarsi a vendere il seme e/o le balle di paglia di canapa. Poco cambia se si vende il trinciato solamente (ipotesi B) oppure il seme ed il trinciato (ipotesi A).

   I risultati economici migliori in assoluto si ottengono facendo trinciare le paglie e facendo pressare il seme per ricavarne olio e farine proteiche, oppure decorticando il seme.

   Divertitevi a definire un progetto produttivo, “dal seme alla tavola”, “dal campo al cantiere edile” ecc.

   E non dimenticate che bisogna sempre fare prodotti di qualità e la strada è lunga ed irta di ostacoli tecnici e naturali, per cui occorre mettere in gioco tutto l’ingegno di cui saremo capaci.

   Buon lavoro !!!!

Autore :- Cesare Tofani

 


 

[1] – Hanfsorten die für den Anbau 2014 in Deutschland nicht gestattet sind.

[2] – Federation Nationale des Producteurs de Chanvre (FNPC) vedi video –

[3] – Dioiche sono le varietà in cui i fiori maschile e quelli femminili si trovano su piante distinte.

[4] – Monoiche sono le varietà in cui i fiori maschile e quelli femminili si trovano sulla stessa pianta

[5] – I paragrafi sulla semina sono tratti dal sito web del progetto HEMP-SYS, ed aggiornati dall’autore

[6] – Dati desunti da.- Alessandro Zatta – “la coltivazione della canapa” Dipartimento di Scienze Agrarie Università di Bologna

Trova qui il “Manuale di Coltivazione e Prima Lavorazione della Canapa da Fibra”.